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Individualizzazione di azioni educative al Nido - Buone pratiche

Individualizzazione di azioni educative al Nido - Buone pratiche

Il seguente articolo nasce da una serie di riflessioni per individuare delle buone pratiche su come le educatrici di asilo nido possano concretamente operare l’individualizzazione delle loro azioni educative, cioè come proporre in concreto un’azione educativa a ciascun bambino in maniera differenziata e calibrata su di lui.
Le seguenti buone pratiche vogliono essere uno spunto per le educatrici di asilo nido, e non vogliono essere né esaustive né assolute. Esse nascono principalmente per essere discusse nel gruppo di lavoro e inserite nel progetto educativo e nella programmazione didattica. Alcune sono invece relative alla gestione pratica delle singole situazioni educative. L'articolo è stato curato dalla psicologa Milena De Giorgi, partendo da una serie di riflessioni sviluppate all'interno di varie equipe educative di Nidi d'infanzia.

Importanza per le educatrici di buone pratiche di individualizzazione

L’importanza per le educatrici di buone pratiche di individualizzazione elaborate, discusse e condivise a livello di gruppo di lavoro consiste nell’affrontare i problemi della vita lavorativa negli asili nido con più tranquillità e risolverli con più efficacia ed efficienza.

Vedremo ora 6 ambiti in cui è utile esplicitare l’individualizzazione educativa e applicare delle buone pratiche:

  1. Visione della crescita e dello sviluppo dei bambini
  2. Progetto Educativo
  3. Programma Didattico
  4. Situazione educativa in atto
  5. Interazioni Educatrici - Bambini
  6. Relazioni con le famiglie

Nota - Individualizzazione e Personalizzazione

Nota. Individualizzazione e Personalizzazione

In Progetto Asilo Nido abbiamo usato il termine “individualizzazione”, non ritenendolo un sinonimo di “personalizzazione”, sulla scorta di alcuni autori (vedi ad esempio: Bondioli & Mantovani, 2001).

Infatti, in pedagogia si parla di “individualizzazione” quando il docente, per raggiungere un obiettivo comune a tutto il gruppo, individua un percorso specifico per ogni studente. In altre parole, l’obiettivo educativo è comune e l’educatrice decide percorsi differenti per soggetti differenti.

In pedagogia si parla invece di “personalizzazione” quando il processo e il percorso sono definiti in modo interattivo tra studente e docente. Lo studente, con il supporto del docente e attraverso le risorse messe a disposizione, stabilisce in che specifico settore e in che modo desidera costruire il proprio percorso di apprendimento ed individua quindi obiettivi personalizzati. Personalizzazione è quindi un termine adatto all’educazione degli adulti e in particolare alla formazione continua.

Esempi di individualizzazione per l’asilo nido sono: a) Menu per il pranzo diversi per i vari bambini; b) Lasciare che il bambino sperimenti le proprie modalità di espressione grafica.

Un esempio di personalizzazione per l’asilo nido si ha quando l'educatrice propone al bambino la scelta tra diversi strumenti di disegno.

1. Visione della crescita e dello sviluppo dei bambini

È utile alle educatrici di asilo nido focalizzarsi su una visione della crescita e dello sviluppo dei bambini che espliciti chiaramente l’individualizzazione; tale visione deve essere condivisa all’interno dell’intero gruppo di lavoro. Questo può essere convenientemente fatto nella definizione della “vision” e della “mission” degli asili nido stessi (ad esempio nella Carta dei Servizi), o inserendola nel progetto educativo. Tale visione permetterà, nella pratica quotidiana, di affrontare con calma eventuali imprevisti e problemi basandosi su principi espliciti.

La visione individualizzata della crescita e dello sviluppo dei bambini deve considerare esplicitamente almeno i seguenti 2 punti:


a) Consapevolezza dell’individualizzazione nell’elaborazione e programmazione proposta delle situazioni educative

a) Consapevolezza dell’individualizzazione nell’elaborazione e programmazione proposta delle situazioni educative

Quando le educatrici programmano una situazione educativa, lo fanno in genere (per comodità e per uniformità progettuale) in termini di fascia di età o gruppo di bambini. Questo però non deve far dimenticare che, dopo la predisposizione dell’attività, i bambini devono essere seguiti individualmente.
Nel caso il gruppo sia disetaneo con grandi differenze nelle fasi di sviluppo (si pensi alla sezione “medi”, 12-24 mesi circa, e a quanti cambiamenti avvengono nei bambini in quell’anno), è consigliabile prevedere esplicite variazioni nelle situazioni educative.
Un esempio è la “seconda fase” del Cestino dei Tesori, quando i bambini iniziano a camminare (vedi  Gioco euristico - Cestino dei tesori e Gioco euristico - Isole dei tesori).

Un altro esempio è dato dalla routine del cambio per bambini di 24-36 mesi (vedi  Routine al Nido - Cambio) : una fascia d’età che presenta grande variabilità soggettiva per quanto riguarda il controllo sfinterico e che richiede quindi massima flessibilità alle educatrici.

b) Consapevolezza dei ritmi dei bambini, per l’individualizzazione nella proposta delle situazioni educative

b) Consapevolezza dei ritmi dei bambini, per l’individualizzazione nella proposta delle situazioni educative

Con ritmi intendiamo principalmente due cose:

  • Il ritmo dettato dalla fase di sviluppo
  • Il ritmo dettato dal temperamento individuale

Ad esempio, capita che in asili nido basati sul concetto di classe di età, bambini di 15 mesi siano assieme ad altri di 22 mesi: il modo in cui questi bambini percepiscono la situazione educativa è ovviamente molto diverso.

Allo stesso modo, bambini “lenti” ad apprezzare il movimento o con un basso livello di attività (vedi Temperamento al Nido) potrebbero trovarsi a disagio in una danza sfrenata o cominciare a ballare verso la fine della durata prevista. Per una semplice checklist per l’osservazione iniziale del temperamento dei bambini, vedi  Checklist di Osservazione – Temperamento.

Un esempio. Il rispetto dei tempi del servizio porta le educatrici di asilo nido a programmare l’inizio e la conclusione di specifiche attività ludico-didattiche (ad esempio attività sporchevoli) in modo congruo con i tempi di bambini più lenti. É consigliabile quindi che le educatrici preparino alcune varianti per i bambini che, prima della fine prevista, iniziano già ad annoiarsi o comunque sentano “conclusa” la loro attività.


2. Progetto educativo

Il progetto educativo è il documento che esplicita le basi delle interazioni educative tra educatrici e bambini. È logico quindi che l’individualizzazione vi compaia in maniera esplicita, durante tutta l’elaborazione.

È possibile esplicitare, nel progetto educativo, alcune buone pratiche relative alla individualizzazione. In particolare è bene prevedere:


1. Applicazione concreta ed esplicita della ZPS propria di ciascun bambino

1. Applicazione concreta e esplicita della Zona Prossimale di Sviluppo propria di ciascun bambino

In pratica, la Zona Prossimale di Sviluppo secondo Vygotskij (ZPS) riguarda ciò che il bambino è quasi in grado di fare da solo, e che quindi con l’aiuto dell’educatrice può affrontare.
I punti da evidenziare sono:

  1. Lo sviluppo (su cui valutare la ZPS) è individuale, cioè proprio di ciascun bambino;
  2. L’aiuto dell’educatrice permette un’estrema individualizzazione.

Chiaramente (punto a) lo sviluppo deve essere osservato in maniera precisa per ciascun bambino (vedi punto 7 seguente).

2. Frequenza di letture e racconti

2. Frequenza di letture e racconti

Letture e racconti sono uno degli strumenti educativi (vedi Lettura al nido) per loro natura più individualizzabili, dato che si basano sull’interazione (intenzionalmente educativa) dell’educatrice con uno, due o comunque pochi bambini alla volta. È consigliabile esplicitare la presenza e frequenza di letture e racconti nel progetto educativo anche in funzione dell’individualizzazione di tali situazioni educative.

3. Interazioni libere e spontanee

3. Interazioni libere e spontanee

Le interazioni libere sono quelle in cui i bambini interagiscono liberamente e spontaneamente tra loro. Ad esempio: situazioni di gioco libero, momenti di transizione, di socialità, ecc.
L’importanza è data dall’essere vissute da ciascun bambino in modo individuale e spontaneo, ciascun bambino con il proprio ritmo.

È consigliabile esplicitare nel progetto educativo:

  • Importanza delle interazioni libere e spontanee dal punto di vista educativo e dell’individualizzazione
  • I momenti della giornata dedicati alle interazioni libere e spontanee
  • Il ruolo dell’educatrice in tali interazioni
  • Frequenza, durata, spazi, risorse messe a disposizione

4. Frequenza dei rapporti individuali educatrice-bambino

4. Frequenza dei rapporti individuali educatrice-bambino

Nel progetto educativo si prevedono situazioni, anche di breve durata, di rapporto individuale delle educatrici con ogni singolo bambino. Si intende qui la previsione di situazioni ulteriori alle routine, in cui l’educatrice di asilo nido dedica una specifica attenzione a ciascun bambino.
È consigliabile esplicitare nel progetto educativo:

  • Importanza dei rapporti individuali educatrice-bambino dal punto di vista educativo e dell’individualizzazione
  • I momenti quotidiani dedicati ai rapporti individuali educatrice - bambino
  • Il ruolo dell’educatrice in tali rapporti
  • Frequenza, durata, spazi, risorse messe a disposizione

5. Particolare attenzione alle pari opportunità

5. Particolare attenzione alle pari opportunità

L’individualizzazione passa anche attraverso il riconoscimento delle differenze e delle particolarità, non solo per quanto riguarda i bambini con bisogni speciali, ma anche per le differenze culturali. Un particolare riferimento meritano le identità di genere e gli stereotipi connessi.
Infatti, potrebbe sembrare interessante considerare nella propria individualizzazione le bambine (femmine) e i bambini (maschi). Ma quali accortezze impiegheremo per evitare gli stereotipi di genere e offrire ai bambini (nelle loro diversità) pari opportunità educative?
Il progetto educativo, eventualmente come allegato, dovrebbe esplicitare questi aspetti.

6. Osservazione quantitativa e sistematica

6. Osservazione quantitativa e sistematica

L’osservazione quantitativa di tipo sistematico (vedi Osservazione al Nido - Definizione e tipologieOsservazione al Nido – Metodi e strumenti) permette di raccogliere informazioni coerenti da ciascun bambino e costituisce la base per tutte le individualizzazioni mirate a fini educativi.

Nel caso dell’individualizzazione, l’osservazione quantitativa è preferibile a osservazioni di tipo qualitativo perché:

  1. Più veloce ad eseguirsi e immediatamente disponibile nella risposta;
  2. Maggiormente oggettiva.

Ricordiamo che spesso le individualizzazioni sono puntuali su piccoli aspetti dello sviluppo (vedi punto 2 sopra). È quindi consigliabile esplicitare nel progetto educativo quali osservazioni quantitative si prevedono (ad esempio in un “piano delle osservazioni” allegato al progetto educativo stesso).


3. Programma didattico

Il Programma didattico è il documento che dettaglia le attività educative strutturate proposte dalle educatrici di asilo nido ai bambini. È logico quindi che l’individualizzazione vi sia indicata in maniera esplicita, attività per attività, in particolare per quanto riguarda:


1. Attività che stimolano, coinvolgono e motivano ciascun bambino

1. Attività che stimolano, coinvolgono e motivano ciascun bambino

L’individualizzazione di una attività, dal punto di vista di un bambino, si basa su:

  1. Concentrare la propria attenzione
  2. Essere coinvolto
  3. Essere motivato secondo le proprie necessità

In pratica:

  1. Ciascun bambino fa attenzione in maniera diversa a ciò che l’educatrice gli propone (ad esempio: Richards, 2005). In particolare è importante ricordare che il bambino fa attenzione a qualcosa che è relativamente nuovo e complesso (ad esempio: Courage & Richards, 2008). Le situazioni educative devono quindi essere programmate in maniera tale da poter essere uno stimolo all’attenzione da parte di ciascun bambino.
  2. Innescata l’attenzione del bambino, il bambino è coinvolgibile nell’attività. L’educatrice di asilo nido però sa che non è sufficiente questo primo coinvolgimento: vedi punto 2 seguente.
  3. Osservare attentamente i segnali di noia dei bambini, ed eventualmente modificare la situazione educativa, ad esempio ampliandola a qualcos’altro.

2. Attività che permettono più opportunità allo stesso tempo

2. Attività che permettono più opportunità allo stesso tempo

Un ottimo sistema per individualizzare le situazioni educative consiste nel prevedere già più opportunità contemporaneamente, cioè “varianti” della stessa situazione che possono essere proposte dall’educatrice e/o scelte da alcuni bambini.
Queste opportunità sono molto utili quando alcuni bambini sembrano non coinvolti o annoiati.

Dal punto di vista delle educatrici di asilo nido, una buona pratica consiste nel considerare almeno due grandi distinzioni temperamentali, calcolando quanti bambini ricadono approssimativamente in esse.

Un esempio per una attività grafico-pittorica, banale ma ben validato in anni di pratica, consiste nel proporre fogli appesi ai muri per bambini che preferiscono muoversi molto oppure per bambini di età superiore ai 30 mesi. Questo permetterà all’educatrice di avviare interazioni (di solito verbalizzazioni) dirette a focalizzare l’attenzione ora su un foglio ora su un altro, non inibendo ma arricchendo gli spostamenti del bambino per la sala.

3. Attività che permettono ai bambini di prendere decisioni e seguire i propri sviluppi

3. Attività che permettono ai bambini di prendere decisioni e seguire i propri sviluppi

Fondamentale dopo i 20-24 mesi, età dalla quale il bambino inizia ad usare un approccio per prove ed errori per risolvere i problemi osservando il risultato di quanto ha tentato (vedi Sviluppo del bambino 18-24 mesi).

È possibile, ad esempio, proporre più materiali in alternativa, sfruttare le coppie amicali (dopo i 24 mesi circa), lasciare che siano possibili scelte su dove e come utilizzare questi materiali.

Per i bambini sopra i 30 mesi, l’educatrice può proporre un’attività che il bambino possa fare in sequenza (vedi Attività in sequenza).


4. Situazione educativa in atto

L’individualizzazione deve essere concretamente messa in atto da parte dell’educatrice di asilo nido durante la proposta della situazione educativa e il suo svolgimento. Per individualizzare l’azione educativa, è consigliabile per l’educatrice:


1. Incoraggiare le scelte personali dei bambini

1. Incoraggiare le scelte personali dei bambini

Dal punto di vista dell’educatrice di asilo nido, un semplice e veloce mezzo per individualizzare una situazione educativa è incoraggiare le scelte che ciascun bambino compie per l’uso di tempo, materiale, spazi e risorse che sono messe a disposizione. Altrettanto incoraggiate devono essere le “divagazioni” rispetto a quanto l’educatrice ha ipotizzato come svolgimento di un’attività (si pensi all’uso simbolico che ciascun bambino può fare di qualsiasi oggetto).

Spesso l’incoraggiamento è richiesto dal bambino tramite la ricerca di un contatto oculare con l’educatrice, in altri casi il bambino (dai 24 mesi) chiederà a gran voce l’attenzione dell’educatrice con esclamazioni tipo “guarda!”.

Per incoraggiare le scelte di ciascun bambino, l’educatrice dovrà semplicemente rispondere al bambino e sorridergli, esprimendo sia verbalmente, sia non, il piacere di vederlo compiere tale scelta.

2. Invogliare i bambini a verbalizzare

2. Invogliare i bambini a verbalizzare

Dal punto di vista dell’educatrice di asilo nido, un semplice e veloce mezzo per individualizzare una situazione educativa è invogliare i bambini a verbalizzare il loro coinvolgimento nella situazione educativa proposta. Inoltre tale individualizzazione estende il valore educativo di qualsiasi situazione, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo cognitivo e del linguaggio.

Questa pratica di individualizzazione è facilmente applicabile dopo i 12 mesi, e diventa fondamentale dai 30 mesi in poi, da quando cioè il bambino manifesta un vero e proprio bisogno di raccontare ciò che fa  e condividere le proprie esperienze.

Due sistemi per invogliare i bambini a verbalizzare sono:

  • Domande aperte e interessate
  • Rispecchiamento verbale

L’educatrice deve fare attenzione a non distrarre i bambini che sembrano profondamente coinvolti nella situazione proposta. A tal proposito si può osservare che invogliare un bambino che si annoia a verbalizzare quanto prova e cosa sta facendo può ri-coinvolgerlo nella situazione originariamente proposta, ora però da lui percepita in maniera diversa perché condivisa con l’educatrice.

3. Permettere ai bambini di “chiudere” col proprio ritmo

3. Permettere ai bambini di “chiudere” col proprio ritmo

Per un bambino, l’importanza educativa di raggiungere un risultato in quello che sta facendo è enorme in tutte le fasce d’età. Essa stimola infatti lo sviluppo di approcci all’apprendimento, di strategie di gestione dello stress e di strategie di risoluzione dei problemi. È inoltre fondamentale dopo i 30 mesi circa, età dalla quale il bambino inizia a mostrarsi soddisfatto quando porta a termine un progetto (vedi Sviluppo del bambino 30-36 mesi).

Se l’educatrice di asilo nido ha predisposto un tempo basandosi sui bambini “più lenti” a partire e a farsi coinvolgere nella situazione, dovrà preoccuparsi di coinvolgere in qualcos’altro i bambini che, prima della fine prevista, iniziano già ad annoiarsi o comunque sentano “conclusa” la loro attività.

Se l’educatrice ha predisposto un tempo troppo breve (ad esempio non considerando la necessità della ripetizione multipla di una canzone durante una fase di transizione o ha sottovalutato l’interesse dei bambini per un gioco proposto), dovrebbe:

  1. Nell’immediato, cercare di lasciare un po’ di tempo in più ai bambini ancora non pronti a sentire “conclusa” la loro attività;
  2. Rivedere tale durata per le prossime proposte.

5. Interazioni Educatrici-Bambini

Qui sono raccolte alcune indicazioni che permettono d’individualizzare l’azione educativa delle educatrici nelle varie situazioni (strutturate, non strutturate, routine, transizioni). Ricordiamo che le routine ricoprono la maggior parte del tempo che il bambino passa all’asilo nido.

Per l’individualizzazione delle interazioni tra educatrice di asilo nido e bambino vedremo i seguenti punti:


1. Educatrici sensibili e responsive

1. Educatrici sensibili e responsive

Dal punto di vista dell’educatrice di asilo nido, il primo passo per individualizzare una qualsiasi interazione è essere sensibile e prestare attenzione a quanto il bambino esprime con il suo comportamento, postura, gesti, parole, ecc.

Il secondo passo è rispondere a quanto espresso dal bambino, sia esso un bisogno o una semplice richiesta di condivisione.

2. Ascolto attivo, contatto oculare e contenimento fisico

2. Ascolto attivo, contatto oculare e contenimento fisico

La risposta ad un bambino dovrà essere rivolta al bambino come individuo, quindi l’educatrice dovrà ascoltare in maniera attiva il bambino, stabilendo un contatto oculare e fisico.
Un mezzo molto semplice è chiamare il bambino per nome, girandosi verso di lui e guardandolo negli occhi.

A proposito del contatto fisico: esso sarà un vero e proprio contenimento fisico (ad esempio: abbraccio) per il bambino piccolo o che comunque lo apprezza, mentre per quelli più grandi solitamente sarà un semplice contatto o una carezza mentre si presta loro attenzione.

3. Sorriso, voce calma e a basso volume

3. Sorriso, voce calma e a basso volume

In asilo nido, l’atteggiamento complessivo utile a individualizzare una qualsiasi interazione sarà improntato all’accoglienza: l’educatrice, nel rivolgersi ad un bambino, sorride, mantiene la voce su un tono calmo e un basso volume.

4. Educatrici come modello

4. Educatrici come modello

Le educatrici non “fanno lezione” di comportamento, ma propongono esse stesso come modello. Quindi parte dell’individualizzazione consiste proprio nell’essere modello d’individualizzazione in tutte le situazioni, anche tra adulti. Ad esempio con il sorriso, usando sempre il nome proprio, il “No, grazie”, dedicando sempre un piccolo momento a chi si sta rivolgendo, ecc.
Ogni bambino percepirà sé stesso e gli altri come ciascuno degno di ugual importanza e attenzione da parte degli adulti e con una propria identità.

Tre aspetti particolari dell’educatrice come modello, utili per l’individualizzazione dell’azione educativa:

  1. Uso del nome proprio in maniera corretta: evitare l’uso di diminutivi, vezzeggiativi o altre storpiature;
  2. Evitare l’uso di frasi impersonali;
  3. Usare “bambino”, “bambina” e i loro plurali in maniera coerente e evitando stereotipi di genere.

Per quanto in lingua italiana si “elimini” il plurale femminile nelle situazioni miste, negli asili nido è consigliabile l’uso della formula “bambine e bambini” (cioè non solo “bambini”), un po’ come “signore e signori”. Inoltre un gruppo di bambine deve essere chiaramente nominato “bambine”.

5. Educatrici che evitano i giudizi e stereotipi morali, etici e religiosi sul comportamento dei bambini

5. Educatrici che evitano i giudizi e stereotipi morali, etici e religiosi sul comportamento dei bambini

Con questo intendiamo giudizi sia espressi verbalmente sia, nel possibile, anche non verbalmente. Questo è importante nel caso siano presenti bambini con bisogni speciali o culture diverse.
Dal punto di vista delle educatrici di asilo nido, infatti, l’individualizzazione passa per il riconoscimento esplicito dell’individualità, comprensiva anche delle differenze proprie del bambino e della cultura della sua famiglia.
Una particolare attenzione deve essere posta dalle educatrici nell’evitare gli stereotipi connessi alle identità di genere.



Nota. È interessante notare che il metodo della cura responsiva (vedi Cura Responsiva al Nido – Modello operativo) raccoglie questi 5 punti in maniera organica e esalta l’individualizzazione delle azioni educative dell’educatrice di asilo nido.

6. Relazioni con le famiglie

È consigliabile rendere manifesta l’attenzione per l’individualizzazione delle azioni educative alle famiglie. Un buon sistema consiste nel raccogliere le informazioni che il genitore fornisce all’entrata in forma sistematica e scritta (ad esempio: su una scheda con il nome del bambino ben indicato). Inoltre, questo sistema facilita la trasmissione delle informazioni tra le educatrici che si succederanno in turno.

Due esempi d’individualizzazione delle azioni educative in asilo nido rivolti alle famiglie sono il Progetto di controllo sfinterico (vedi Controllo sfinterico al nido – Progetto) e una documentazione costante (vedi Documentazione al Nido e articoli collegati) che renda evidente a ciascun genitore l’individualizzazione educativa verso il proprio figlio. Abbiamo osservato in anni di lavoro che questo tipo di documentazione è particolarmente apprezzato dalle famiglie, poiché rende trasparente (e condivisibile) all’esterno il modo in cui si opera in asilo nido e le coinvolge maggiormente nella vita del servizio e nell’agire quotidiano delle educatrici verso i loro figli.

Bibliografia

Bondioli A., Mantovani S. (2001). “Manuale critico dell'asilo nido”. FrancoAngeli ed.
Courage M. L. & Richards J. E., (2008) “Attention”. In Haith M. M. & Benson J. B., (Eds). “Encyclopedia of Infant and Early Childhood Development”. Academic Press. Pag. 109-110
Richards J. E., “Attention” (2005). In Hopkins B., Barr R. G., Michel G. F. & Rochat P., (Eds). “The Cambridge Encyclopedia of Child Development”. Cambridge University Press, New York. Pag. 283

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Per due esempi di individualizzazione delle stesse attività, riferiti al gioco euristico, vedi Gioco euristico - Cestino dei tesori e Gioco euristico - Isole dei tesori.
Per alcuni esempi di indivualizzazione durante la routine del cambio: Routine al Nido - Cambio.
Per una definizione e alcune riflessioni sull'importanza del temperamento del bambino per l'educatrice di asilo, vedi Temperamento al Nido.
Per un esempio d’osservazione del temperamento dei bambini, vedi ad esempio Checklist di Osservazione – Temperamento.
Per alcune riflessioni sull'importanza della lettura come relazione tra educatrice e bambino, vedi Lettura al nido.
Per un'analisi dei vari tipi di osservazione, necessari per una efficace indivisualizzazione delle azioni educative delle educatrici di asilo nido, vedi Osservazione al Nido – Metodi e strumenti.
Per alcune riflessioni su come ideare e proporre ai bambini di asilo nido le attività in sequenza: Attività in sequenza.
Per una definizione e alcune riflessioni sull'importanza della cura responsiva in asilo nido: vedi Cura Responsiva al Nido - Definizione e articoli collegati)
Due esempi d’individualizzazione delle azioni educative in asilo nido rivolti alle famiglie sono presentati in Controllo sfinterico al nido – Progetto) e negli articoli collegati a Documentazione al Nido.

Conclusione - Individualizzazione di azioni educative al Nido - Buone pratiche

In questo articolo abbiamo proposto alcune riflessioni, condensate in buone pratiche, su come le educatrici di asilo nido possano concretamente operare l’individualizzazione delle loro azioni educative, cioè come possano proporre in concreto un’azione educativa a ciascun bambino in maniera differenziata e calibrata su di lui. Abbiamo visto i 6 ambiti in cui è utile esplicitare l’individualizzazione educativa e applicare delle buone pratiche: 1) Visione della crescita e dello sviluppo dei bambini; 2) Progetto Educativo; 3) Programma Didattico; 4) Situazione educativa in atto; 5) Interazioni Educatrici - Bambini; 6) Relazioni con le famiglie. Per ciascun ambito abbiamo analizzato in dettaglio alcune buone pratiche su come le educatrici di asilo nido possano operare l'individualizzazione delle proprie azioni e pratiche educative.


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