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Routine al Nido - Riposo

Routine al Nido - Riposo

Il riposo è una delle attività più importanti negli asili nido e l’attenzione che le educatrici pongono a questo momento porta a molti benefici per i bambini, sia per quelli che permangono all’asilo nido fino di sera con orario prolungato, sia per quelli che escono appena risvegliati. Proporremo in questo articolo, redatto dalla dottoressa Milena De Giorgi, alcune riflessioni per il riposo di lattanti e semidivezzi prima e divezzi poi; ci soffermeremo in particolare sull’importanza della fiducia. Passeremo poi ad analizzare l’influenza del temperamento dei bambini sul riposo, la durata del sonno e il momento del risveglio, ed eventuali resistenze dei bambini all’addormentamento. Proporremo infine alcuni consigli pratici per la documentazione e il progetto educativo.
L’obiettivo di questo articolo è promuovere una discussione tra le educatrici di asilo nido, nel loro gruppo di lavoro e, per chi vuole, nel nostro Forum o sulla nostra pagina di Progetto Asilo Nido su Facebook (vedi alla fine dell'articolo).

Importanza della routine del riposo per le educatrici

La routine del riposo è di fondamentale importanza per l’operatività delle educatrici e della giornata al nido dei bambini. Un buon riposo è, infatti, un indicatore positivo dell’efficacia del nostro agire educativo e dell’effettivo benessere del bambini al nido.
Il riposo dei bambini, inoltre, se ben inserito nell’organizzazione dell’asilo nido, permette alle educatrici non presenti nella stanza dedicata di avere un periodo per “ricaricare” le energie, riordinare o cambiare turno. Esso è fondamentale anche per l’operatività delle ausiliarie. Infine, il riposo condiziona le interazioni con i bambini che permarranno nell’asilo nido fino a sera.
Far addormentare i bambini è un’operazione che richiede alcune competenze specifiche. A questo si aggiunge il fatto che i problemi collegati al riposo sono spesso complessi da individuare e risolvere.

Il riposo di lattanti e semidivezzi

I requisiti più importanti per il riposo (sonno) di lattanti e semidivezzi sono:


1. Fiducia

1. Fiducia

La fiducia è la base che permette ai bambini di passare da una fase di veglia ad una di sonno in maniera facile e naturale.
La familiarità e la prevedibilità sono importanti per la formazione della fiducia. Nel crescere, i bambini divengono sempre più sensibili ai cambi di posto.
È logico supporre che questa fiducia sia più facilmente sviluppabile in asili nido basati sul sistema dell’educatrice di riferimento (cfr. Goldschmied & Jackson, 1996)
Nei sistemi basati su più educatrici in gruppi ampi, può essere utile che i bambini con difficoltà a addormentarsi siano seguiti sempre dalla stessa persona. Dovrà, inoltre, essere posta particolare attenzione alla diffusione tra le educatrici dei problemi rilevati, dei rituali adottati dai bambini e delle soluzioni più efficaci applicate dalle educatrici stesse.

2. Educatrice sensibile e capace di leggere i segnali inviati dai bambini

2. Educatrice sensibile e capace di leggere i segnali inviati dai bambini

Le educatrici devono porre attenzione ai segnali inviati dai bambini e provvedere subito al loro bisogno di dormire.
Tra i segnali che indicano quando i bambini hanno sonno abbiamo: occhi che si chiudono sempre più a lungo, sbadigli, sfregamento d’occhi, scivolamenti di lato ed un generale rallentamento corporeo: il bambino sembra “addormentarsi” lì dov’è!
Un segnale che può essere difficile da decifrare è il pianto da sonno (vedi anche Pianto dei bambini in asilo nido). Per i lattanti, la comunicazione con i genitori al momento dell’ingresso è fondamentale per individuare i possibili problemi, vedi anche Routine al Nido - Ingresso e Comunicazione famiglie - educatrici. Alle educatrici è conveniente sapere se i bambini hanno dormito poco la notte, avuto problemi al risveglio, usano il ciuccio o altri oggetti, ecc. Un pianto non forte ed improvviso, anche non preceduto da segnali corporei, che avviene a metà mattinata o dopo l’assunzione di cibo, è probabilmente collegato al sonno.

Nel caso che il bambino pianga invece di dormire, dopo esser stato messo nella culla o nel lettino, è fondamentale considerare le informazioni fornite dai genitori. Alcuni bambini piangono per alcuni minuti appena messi a letto, quasi fosse un rituale: in tal caso le educatrici devono rispettare il rituale usato dai genitori. I bambini (non soliti a piangere appena messi a letto) che iniziano a piangere dovrebbero essere sollevati dalla culla o dal letto, calmati e confortati finché non sarà possibile rimetterli a dormire (ad esempio cullandoli o canticchiando se i genitori o l’esperienza con quel particolare bambino lo consigliano).

È consigliabile, fin da piccoli, che le educatrici facilitino la creazione di un rituale pre-sonno, rispettandolo poi nel tempo.

3. Ambiente familiare, sicuro e confortevole in cui dormire

3. Ambiente familiare, sicuro e confortevole in cui dormire

Per i lattanti, l’ambiente in cui dormire deve essere familiare, sicuro e confortevole. Più il bambino è piccolo, più solitamente preferisce spazi piccoli e confinati.
Alcuni bambini sono stimolati od indifferenti alla presenza di altre culle e altri bambini attorno a loro, mentre per alcuni tale presenza è disturbante. È possibile sfruttare i paracolpi per le culle, anche in funzione di schermo. I paracolpi sono utili anche per quei lattanti che sono disturbati dall’ampiezza della culla.
È interessante notare che, dopo i primi mesi, solitamente i bambini non sono più condizionati dall’ampia dimensione della culla o del lettino, mentre la stimolazione visiva può rimanere un problema.
Oltre alla presenza di altri bambini, possono essere stimolati da colori forti e vivaci. È consigliabile quindi che la stanza dedicata al riposo sia distinta dalle altre aree dell’asilo nido anche per quanto riguarda i colori presenti.
I rumori ambientali dovrebbero essere minimi.

Le educatrici dovrebbero far dormire ogni bambino nello stesso posto e nella stessa culla ogni giorno (per la creazione e l’aumento della fiducia). Molto utile un contrassegno univoco e identificabile anche dal bambino e il nome del bambino scritto; per le educatrici è utile una fotocopia appesa alla porta con la piantina della sala ove sono indicati i letti con i nomi dei bambini.

È consigliabile che il Servizio di asilo nido adotti un esplicito progetto contro la Sindrome da Morte Improvvisa del neonato, e che le educatrici la applichino per tutti i lattanti.

Il riposo dei semidivezzi

Per i semidivezzi, l’interazione bambino-educatrice è ancora pregnante, nonostante lo sviluppo dell’autonomia del bambino. Per questa fascia d’età, le educatrici devono considerare un cambiamento nei rituali pre-sonno e un aumento della loro durata.

Il riposo dei divezzi

Verso i due anni la maggior parte dei bambini fa un riposo al giorno, solitamente dopo il pranzo.
In molti asili nido la stanza dedicata al sonno è riservata ai lattanti, mentre i semidivezzi e i divezzi possono dormire in un’area di gioco sgombrata dai giocattoli e sistemata con brandine o lettini.
Questa soluzione deve essere accuratamente studiata ed eseguita (ad esempio, il periodo di transizione e rilassamento pre-sonno deve essere sufficientemente lungo e gestito da alcune educatrici mentre le ausiliarie preparano la sala, deve essere trascorso in una zona diversa da quella in preparazione, ecc.). Data la difficoltà organizzativa, è solitamente necessario programmare il riposo per gruppi e non per singoli individui. Nel caso di bambini con particolari problemi, si potrà provvedere con soluzioni individuali che non intacchino la regolarità degli altri.

Anche per i “grandi” è importante che i bambini abbiano sempre lo stesso lettino nello stesso posto. Può aiutare, ad esempio, un contrassegno univoco e identificabile anche dal bambino; per le educatrici è utile una fotocopia appesa alla porta con la piantina della sala ove sono indicati i letti con i nomi dei bambini.
Le educatrici devono sempre tenere presente che a quest’età il momento del riposo spesso richiede loro tempo ed energia. Saranno necessarie pazienza, messaggi chiari e gentili e l’utilizzo di più tecniche per far addormentare tutti. Mai e poi mai le educatrici dovrebbero cadere in una prova di forza sul riposo od un suo particolare aspetto rituale.

Alcuni consigli per le educatrici sul riposo al Nido

Proponiamo di seguito alcuni consigli pratici sul riposo che abbiamo osservato utili con i bambini di asilo nido.


Clicca per visualizzare:

1. Consigli per il riposo dei lattanti (3-12 mesi)

1. Consigli per il riposo dei lattanti

Alcuni consigli per il riposo dei lattanti sono:

  • Far dormire ogni bambino sempre nello stesso posto e nella stessa culla. Molto utile un contrassegno univoco e identificabile anche dal bambino, ad esempio una foto o un grande disegno; per le educatrici è utile una fotocopia appesa alla porta con la piantina della sala ove sono indicati le culle con i nomi dei bambini.
  • I lattanti dovrebbero essere messi nelle culle solo quando devono dormire, distinguendo nettamente tra gioco (veglia) e sonno. Questo solitamente facilita il loro addormentarsi.
  • Permettere ai bambini di addormentarsi con un oggetto particolare portato da casa per la specifica routine (ad esempio: peluche, copertina, ecc) o oggetto transizionale
  • Evitare che i bambini si abituino a scendere da soli dalle culle: alzarli e portali fuori prima che tentino di farlo da soli. I bambini, che si svegliano lentamente e amano parlare tra sé e sé, si possono lasciare nella culla per qualche tempo in più.
  • Se i bambini si svegliano prima di aver soddisfatto a pieno il loro bisogno di sonno, farli sdraiare di nuovo e dir loro di continuare a dormire, senza stimolarli troppo: solitamente ritornano a dormire con facilità.
  • Elaborare, anche in sede di progetto educativo, dei sistemi per aumentare l’isolamento acustico e visivo per i bambini che ne hanno bisogno (ad esempio, prevedendo l’uso di alcuni separé mobili).

2. Consigli per il riposo dei semidivezzi (12-24 mesi)

2. Consigli per il riposo dei semidivezzi

Alcuni consigli per il riposo dei semidivezzi sono:

  • Far dormire ogni bambino sempre nello stesso posto e sullo stesso letto. Ciò permette al bambino di sviluppare un senso d’appartenenza all’ambiente e di prevedibilità rispetto agli spazi della routine. Molto utile, inoltre, un contrassegno univoco e identificabile anche dal bambino; per le educatrici è utile una fotocopia appesa alla porta con la piantina della sala ove sono indicati i letti con i nomi dei bambini.
  • Creare un’atmosfera rilassata. Ad esempio, accompagnarli verbalizzando quello che sta succedendo (“adesso facciamo la nanna e io sto qui con voi”, “adesso spegniamo la luce e andiamo sotto le coperte”, ecc.).
  • Favorire il rilassamento dei bambini con azioni e/o attività secondo gli spazi fisici del servizio. Un modo per favorire il rilassamento dei bambini prima della nanna è quello sia di cantare sia di utilizzare musiche lente e rilassanti. Le canzoni cantate dall’educatrice sono ottime per gli spazi ridotti del riposo destinati ad un gruppo contenuto di bambini e differenziati per fasce d’età. I cd musicali, invece, sono adeguati per gli spazi ampi, destinati al riposo di molti bambini, spesso indifferenziati tra bambini semidivezzi e grandi. Nota. L’utilizzo delle musiche lente e rilassanti costituisce un sottofondo e non sostituisce la cura responsiva (vedi Cura Responsiva al Nido - Definizione) e l’attenzione individualizzata (vedi Individualizzazione di azioni educative al Nido - Buone pratiche) che l’educatrice dovrebbe riservare a ciascun bambino per tale routine.
  • Permettere ai bambini di addormentarsi con un oggetto particolare portato da casa per la specifica routine (ad esempio: peluche, copertina, ecc) o oggetto transizionale. Ciò contribuisce a configurare la routine in modo coerente a quanto vissuto a casa dal bambino
  • Prevedere in sezione uno spazio per il risveglio di bambini con ridotto bisogno di sonno rispetto agli altri e che, una volta svegli, preferiscono il gioco allo stare a letto.
  • Mettere a letto i bambini ad un’ora costante e solo quando appaiono stanchi, prevedendo tempi di addormentamento differenti per ciascun bambino. Se un bambino impiega più di venti minuti per addormentarsi, ciò significa che è stato messo a letto ad un’ora per lui non consona, cioè antecedente al suo bisogno di sonno. Un modo per le educatrici di conciliare quest’aspetto della routine con le esigenze del servizio (turni del personale, pulizie, ecc) è quello di prevedere la messa a letto prima dei bambini più stanchi (ad esempio: quelli che di mattino arrivano presto), poi di quelli meno assonnati cui saranno riservati rituali di rilassamento più lunghi.
  • Mai e poi mai cadere in una prova di forza sul riposo od un suo particolare aspetto rituale. Ricordare sempre che la nanna è un bisogno fisiologico primario dei bambini, la cui durata giornaliera è modificabile nei primi tre anni di vita e indipendente dalle educatrici.
  • Inserire nel Progetto educativo e poi eseguire attentamente una transizione tra i momenti di veglia e il sonno. Solitamente la nanna è collocata dopo il pranzo, e questo è spesso un momento sufficiente a rallentare il ritmo. In alcuni servizi, prima delle fasi preparatorie il riposo, ai bambini è concesso un tempo di gioco libero, della durata di circa mezz’ora. In tal modo si permette ai bambini di muoversi dopo la routine del pasto e di provvedere al cambio del pannolino, che è fisiologico dopo aver mangiato o all’espletamento dei propri bisogni (per i bambini che hanno già raggiunto il controllo sfinterico).

3. Consigli per il riposo dei divezzi (24-36 mesi)

3. Consigli per il riposo dei divezzi

Questi sono alcuni consigli per le educatrici riguardanti il riposo dei divezzi:

  • Inserire nel Progetto educativo e poi eseguire attentamente una transizione tra i momenti di veglia e il sonno. Solitamente la nanna è collocata dopo il pranzo, e questo è spesso un momento sufficiente a rallentare il ritmo. Per caratterizzare ulteriormente questa transizione e renderla più rituale agli occhi dei bambini, si può eseguire in bagno (oltre alla pulizia del viso e ai bisogni fisiologici), una successione di azioni quali togliersi le scarpe e metterle in ordine, togliersi i vestiti e posarli in ordine, ascoltare una storia, ecc.
  •  Configurare la routine come momento di gruppo, sfruttando la presenza delle coppie amicali e le interazioni tra pari, tipiche di questa fascia d’età (vedi Sviluppo del bambino 24-30 mesi).
  • Creare un’atmosfera rilassata. Ad esempio, accompagnarli verbalizzando quello che sta succedendo (“adesso facciamo la nanna e io sto qui con voi”, “adesso spegniamo la luce e andiamo sotto le coperte”, ecc.).
  • Imparare e poi raccogliere in un documento i rituali che funzionano meglio per ogni bambino, ad esempio una piccola agenda appesa alla porta della sala del riposo. Questo è molto importante per asili nido con molti cambi nelle educatrici ed è inoltre utile come base documentaria per analizzare i problemi particolari che possono nascere con alcuni bambini. I rituali sono solitamente molto semplici, come portare sempre quel particolare oggetto a nanna con loro, scherzare con l’educatrice o sentirla canticchiare, piccoli massaggi, ecc.
  • Più i bambini stanno all’aperto e fanno attività fisica, meglio si addormenteranno. Anche attività particolarmente coinvolgenti hanno lo stesso effetto. È possibile che alcuni bambini, dopo tali attività, abbiano difficoltà a addormentarsi: solitamente è sufficiente farli rilassare un po’ più a lungo (ad esempio, transizione un po’ più lunga).
  • Mai e poi mai cadere in una prova di forza sul riposo od un suo particolare aspetto rituale.
  • Considerare che i bambini di questa fascia d’età possono avere un bisogno di riposo diurno molto ridotto rispetto a bambini più piccoli.

Una riflessione dalle nostre esperienze nel caso di bambini divezzi (già ambientati al nido) che continuamente si addormentano dopo più di 20 minuti dalla messa a letto: come nell’età precedente, probabilmente si tratta di orari di inizio del loro sonno diversi da quanto da noi previsto. Ad esempio: orari in famiglia molto diversi, esigenze fisiologiche individuali. È consigliabile in questi casi un colloquio con la famiglia per individuare le possibili cause e soluzioni.

4. Temperamento e riposo

4. Temperamento e riposo

Le differenze di temperamento giocano un ruolo nel modo in cui i bambini affrontano il momento del riposo e su quanto le educatrici tentano per farli addormentare.
Ad esempio, alcuni bambini sviluppano velocemente dei rituali, sono più facili da mettere a letto e reagiscono meglio ai piccoli cambiamenti che avvengono attorno a loro, mentre altri sono molto più difficili da gestire (vedi Temperamento al Nido).

Le educatrici sanno che tutti i bambini devono essere messi a nanna quando sono stanchi, anche se protestano.
Per i bambini che si oppongono spesso al momento della nanna, le educatrici devono provare più sistemi e annotare quelli che sembrano più efficaci. Nel far ciò, devono considerare anche i fattori ambientali, la presenza degli altri bambini e la presenza delle educatrici stesse (vedi anche dopo: “Resistenze al riposo”).
Le educatrici devono evitare di lasciare piangere i bambini che protestano in maniera persistente, rimanendo però ferme e decise (se i bambini sono stanchi e non hanno altri problemi che li fanno piangere). Si può ad esempio passare ogni tanto a riassicurare questi bambini, cercare un contatto fisico, ecc., ma non desistere dal metterli a nanna.

5. Durata del sonno e risveglio

5. Durata del sonno e risveglio

La durata del sonno deve essere attentamente valutata in base alle informazioni preventive raccolte dalle educatrici presso i genitori, in modo da raggruppare i bambini che dormono a lungo lontani da quelli che dormono meno. Per i bambini che solitamente si svegliano prima è possibile inserire un momento specifico nel Progetto Educativo (ad esempio una breve permanenza all’aperto o in un angolo della sezione). Si consideri che le differenze nella durata del sonno sono solitamente di poche decine di minuti.
Le educatrici devono considerare che esistono differenze individuali nel risveglio. Ad esempio, alcuni bambini si alzano e vanno subito a cercarne altri per giocare, altri invece preferiscono restare a letto rilassati per un po’ (solitamente sotto i 24-30 mesi, raramente oltre). È consigliabile rispettare queste differenze individuali nel limite del possibile. Se vi sono risposte o bisogni particolari, è conveniente indicarle su un foglio appeso alla porta della stanza.

6. Resistenze al riposo

6. Resistenze al riposo

Nel caso di bambini che manifestano resistenze durante la routine della nanna, le educatrici devono distinguere tra il bambino che ha bisogno di dormire e quello che non ha bisogno di dormire. Conoscere i bambini e la loro storia relativa alla routine è lo strumento principe per fare questa distinzione.
Se il bambino è particolarmente agitato o è facile alla frustrazione, probabilmente oppone resistenza al sonno anche se ne ha bisogno.In questo caso, le educatrici devono cercare di individuare il motivo, insistendo nel contempo che stia a letto. Dato che il bambino continuerà per un po’ a rifiutare, le educatrici potranno sedersi accanto e insistere con atteggiamento verbale e non verbale calmo e fermo: mostrarsi preoccupate o irritate porta il bambino a svegliarsi ancora di più!
In molti casi, è possibile individuare i motivi di tale comportamento tramite i colloqui con i genitori. È possibile che si tratti di difficoltà ambientali (ad esempio il bambino preferisce essere isolato, nel qual caso si può provvedere con un separé mobile).

Nel caso il motivo sia l’insicurezza o la mancanza di fiducia del bambino, la soluzione al problema deve essere elaborata riflettendo su tutto il servizio, giorno per giorno. In pratica, le difficoltà al momento del riposo, in cui il bambino si deve fidare di chi e cosa lo attornia, sono l’espressione dei suoi problemi ancora irrisolti con l’intero servizio di asilo nido. Nel frattempo, le educatrici possono sfruttare gli oggetti transizionali che il bambino porta da casa o è solito usare la sera per andare a letto.

In alcuni casi, è possibile che le resistenze non siano ambientali o emotive. Anche in tali circostanze è fondamentale la comunicazione coi genitori. Ad esempio, alcuni bambini evidenziano resistenze al sonno per ottenere delle attenzioni aggiuntive. In questi casi è importante che le educatrici distolgano l’attenzione quando questo comportamento si verifica durante la routine del riposo, e diano attenzioni maggiori in altri momenti (ad esempio dopo il risveglio).

In casi molto rari, ci sono bambini che verso i 30-36 mesi non hanno più bisogno del riposo pomeridiano. Le educatrici possono individuare facilmente questi casi, poiché tale comportamento si manifesta sia nell’asilo nido sia a casa, in modo continuato nel tempo. A quest’età è inoltre possibile un posticipo del loro periodo di sonno. È possibile, visto l’esiguo numero di bambini che manifestano tale caratteristica, che una educatrice li coinvolga in attività calme e rilassanti, con interazioni uno a uno, in un angolo dell’asilo nido non coinvolto da movimenti, pulizie, ecc. È importante evitare che gli altri bambini percepiscano questi momenti dedicati ad uno di loro come una ricompensa per aver rifiutato di dormire.
Solitamente in Italia s’insiste affinché anche tali bambini dormano almeno per un certo tempo, per motivi prettamente organizzativi. In tal caso, le educatrici potranno far addormentare facilmente anche questi bambini dedicando loro un po’ di vicinanza e permettendo loro di stare sdraiati per un po’.

7. Routine del riposo e famiglie

7. Routine dell riposo e famiglie

A volte le idee delle famiglie sul riposo contrastano con quelle dell’asilo nido. In alcuni casi si tratta di divergenze sulla necessità e sulla quantità del sonno. Ad esempio, alcuni genitori non vogliono siano imposti orari sul sonno, o preferiscono che il bambino non si riposi a lungo di pomeriggio perché altrimenti resta alzato a lungo la sera, ecc.

Solitamente questi contrasti riguardano diversità negli orari di riposo a casa e all’asilo nido. Tali diversità sono difficili da gestire.
Un aiuto che abbiamo osservato efficace deriva dal proporre ai genitori la tabella oraria delle routine del servizio in colloqui preliminari alcuni mesi prima dell’entrata del bambino nell’asilo nido. Si potrà quindi evidenziare loro l’utilità di coordinare anche temporalmente la famiglia ed il servizio, e cercare nel contempo una soluzione mutuamente accettabile. Un esempio diffuso di errata coordinazione tra i tempi del servizio di asilo nido e quelli della famiglia si vede quando i bambini (sotto i 18 mesi solitamente) confondono gli stimoli della fame con quelli del sonno, perché le due routine hanno spesso orari sovrapponibili tra casa e asilo nido.

Routine del Riposo - Documentazione e Progetto Educativo

Vediamo ora alcuni aspetti progettuali relativi alla documentazione delle routine del pranzo e della merenda e al loro inserimento nel progetto educativo.


Clicca per visualizzare gli aspetti progettuali della routine del riposo al Nido:

1. Documentazione della routine del riposo

1. Documentazione del riposo

I dati principali da raccogliere riguardano:

  1. Difficoltà (eventuali) a addormentarsi o risvegliarsi e durata del riposo
  2. Evolversi dei rituali di preparazione e di sviluppo della routine del riposo

Tali informazioni possono essere raccolte dalle educatrici nella stessa maniera di quelle riguardanti altre routine, con le procedura decise in sede di progetto educativo. In assenza di problemi di qualche bambino, è solitamente sufficiente fornire informazioni orali ai genitori al momento dell’uscita. Un piccolo video che documenta un riposo, con il bambino che dorme felice insieme ai suoi compagni, o un risveglio sereno e giocoso, è spesso molto apprezzato dai genitori.

Una raccolta scritta (ad esempio in un’agenda o nel quaderno individuale) di quanto è accaduto durante le routine è importante nel caso vi siano problemi particolari. Ciò al fine di analizzare i vari casi ed individuare possibili soluzioni.

2. Routine del riposo nel Progetto Educativo

2. Routine del riposo nel Progetto Educativo

Quella che segue è una breve checklist che le educatrici possono usare in sede di progettazione educativa quando considerano di inserirvi la routine del sonno. Le risposte a queste domande possono essere successivamente raccolte e inserite nel documento del Progetto Educativo.

  1. La routine del riposo riflette i principi e la vision dell’asilo nido?
    1. Evidenzia alcuni esempi in cui questi si riflettono nella routine
    2. La routine soddisfa tutti i bisogni del bambino (obiettivi di salute e sicurezza sono importanti quanto quelli di sviluppo fisico, socio-emotivo e cognitivo)
  2. Quanto è individualizzata la routine del riposo? In particolare, i lattanti seguono un proprio programma con orari distinti? Ogni bambino ha a disposizione almeno una educatrice che conosce il suo particolare rituale d’addormentamento e come si risveglia? Quali strumenti sono previsti per informare le educatrici supplenti?
  3. Quanto è prevedibile la routine del riposo? Cioè: il bambino è in grado di predire ogni giorno cosa succederà prima e dopo, in modo da rinforzare il suo senso di sicurezza? Oppure: come le educatrici prevedono di sviluppare i rituali associati alla routine e valorizzare le eventuali novità e sorprese? Quali procedure o sistemi sono previsti per facilitare lo sviluppo dei rituali individuali relativi a tale routine?
  4. Quali misure sono adottate per creare un setting calmo, confortevole, sicuro, di fiducia (e quindi prevedibile) per il riposo di ciascun bambino?
  5. La routine nell’asilo nido è coerente con quella a casa? Quali azioni si prevede di attuare per sviluppare tale coerenza? Quali procedure di comunicazione sono state previste con le famiglie per i bisogni correlati al riposo e la relativa routine (ad esempio, colloqui preventivi con distribuzione di materiale, procedure di comunicazione continua)? Quali procedure sono previste per il problem solving di eventuali conflitti con i genitori relativamente alla routine di riposo?
  6. I bambini riceveranno attenzioni individuali prima e dopo il riposo? Quali procedure o sistemi sono previsti per facilitare le interazioni uno a uno con l'educatrice?
  7. In che modo la routine di riposo è funzionale al servizio dell’asilo nido? Quali sistemi o procedure sono state individuate per bilanciare i bisogni di riposo dei bambini con le necessità del servizio e il benessere lavorativo delle educatrici ed ausiliarie?

Bibliografia - Routine al Nido - Riposo

Goldschmied E. & Jackson S., (1996). “Persone da 0 a 3 anni”. Ed. Junior

Articoli collegati - Routine al Nido - Riposo

Un approfondimento sul pianto dei bambini è in Pianto dei bambini in asilo nido
La comunicazione con la famiglia, componente fondamentale di ogni routine, è dibattuta in Comunicazione famiglie - educatrici.
Per alcune riflessioni sull'importanza del temperamento del bambino per l'educatrice di asilo, vedi Temperamento al Nido..
Per una definizione e alcune riflessioni sull'importanza per l'educatrice di asilo della cura responsiva del bambino, vedi Cura Responsiva al Nido - Definizione.
Per una discussione su come l'educatrice possa individualizzare efficacemente il proprio agire educativo: Individualizzazione di azioni educative al Nido - Buone pratiche.
Lo sviluppo delle coppie amicali e le interazioni tra pari sono una caratteristica tipica dello sviluppo dopo i 24 mesi, come descritto in Sviluppo del bambino 24-30 mesi.

Conclusione - Routine in asilo nido - Riposo

Il riposo è una delle attività più importanti negli asili nido e l’attenzione che le educatrici pongono a questo momento porta a molti benefici per i bambini, sia per quelli che permangono all’asilo nido fino la sera con orario prolungato sia per quelli che escono appena risvegliati. In questo articolo abbiamo visto alcuni consigli per il riposo di lattanti e semidivezzi prima e divezzi poi. In particolare per i lattanti e semidivezzi ci siamo soffermati sull’importanza di: a) fiducia; b) sensibilità e capacità dell’educatrice di asilo nido di leggere i segnali inviati dai bambini; c) ambiente in cui dormire, che deve essere familiare, sicuro e confortevole. Abbiamo visto l’influenza del temperamento dei bambini sul riposo e alcune considerazioni sulla sua durata e sul momento del risveglio. Abbiamo quindi analizzato le eventuali resistenze dei bambini all’addormentamento. Abbiamo infine proposto alcune considerazioni per gli aspetti della routine di riposo relativi alla sua documentazione e alla elaborazione del Progetto Educativo da parte delle educatrici di asilo nido.


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