In Progetto Asilo Nido ora: 55

Benvenute in Progetto Asilo Nido


Il sito delle educatrici per condividere e confrontarsi sull'universo degli asili nido!

Contenuti di Progetto Asilo Nido

Bambino che mangia in modo problematico

Bambino che mangia in modo problematico

In questo articolo, curato dalla dottoressa Milena De Giorgi, proporremo alle educatrici alcune riflessioni sul bambino che mangia in modo problematico, un fenomeno comune negli asili nido. Proporremo anche alcune idee e linee guida generali su come gestire tale fenomeno.

Importanza per le educatrici del bambino che mangia in modo problematico

Per le educatrici di asilo nido, il fatto che un bambino mangi in modo problematico, piuttosto che senza problemi, riveste grande importanza. Infatti, ogni educatrice ha avuto esperienza di un bambino che mangiava in modo problematico e delle conseguenze relative. Questo fenomeno crea frustrazione in tutti i soggetti coinvolti e incide negativamente sull’esperienza che il bambino vive in asilo nido; inoltre può essere causa di stress anche per gli altri bambini del gruppo. Analizzare, comprendere le cause e arrivare ad una risoluzione del problema con questo bambino è perciò fondamentale.

Il bambino che mangia in modo problematico

La maggior parte dei bambini apprezza il cibo e non ha problemi a mangiare, se le educatrici si mettono in sintonia con loro (cioè prestano attenzione alle loro peculiarità e agiscono in modo da soddisfare i loro bisogni in maniera individualizzata – vedi anche Individualizzazione di azioni educative al Nido - Buone pratiche). Inoltre, le educatrici devono essere consapevoli che, normalmente, i bambini si autoregolano nell’assunzione di cibo; essa è, infatti, legata a vari fattori individuali (e spesso contingenti), come il movimento fisico. Ciò significa che un bambino può anche saltuariamente essere inappetente o comunque non aver voglia di pranzare.

Vi sono comunque bambini che, per differenze nei gusti acquisiti, nell’appetito e nella loro storia relativa al cibo, possono avere problemi durante il pranzo. Nota: in questo articolo non sono trattati problemi di natura medica, come patologie del tratto digerente, ecc.

Bambino che mangia in modo problematico - Situazioni comuni

Indichiamo nel seguito 8 situazioni comuni negli asili nido relative al bambino che mangia in modo problematico:


Clicca per visualizzare le situazioni problematiche comuni:

1. Diminuzione normale dell’appetito

1. Diminuzione normale dell’appetito

Verso i due anni, la maggior parte dei bambini ha una riduzione naturale della velocità di crescita. In altre parole, necessitano di meno energia e quindi di minor assunzione di cibo.
Capita quindi alle educatrici di vedere bambini di asilo nido che il mese precedente mangiavano un piatto intero limitarsi a mezzo. Capita anche di raccogliere le preoccupazioni di madri che hanno osservato ciò.
È importante evitare di insistere per finire le usuali porzioni, al fine di evitare l’innesco di rabbia nei bambini e la possibile costituzione di prove di forza.
Solitamente il guadagno di peso di questi bambini resta nella norma, anche se sembrano mangiare poco agli occhi degli adulti. Non sono necessarie azioni da parte dell’equipe di lavoro verso tali bambini, mentre sono in genere necessari incontri e colloqui con i genitori per dissipare le loro preoccupazioni. Per alcuni consigli vedi Comunicazione famiglie - educatrici.

2. Problemi alla nascita

2. Problemi alla nascita

Problemi di salute alla nascita (ad esempio lunghe ospedalizzazioni con alimentazioni tramite sondino, difficoltà nel coordinare respiro e deglutizione, ecc.) possono risultare in differenze nei comportamenti alimentari.
In tal caso è fondamentale che le educatrici conoscano la storia del bambino, ma nel contempo non si facciano condizionare dalle naturali ansie dei genitori. È consigliabile sviluppare un piano di alimentazione personalizzato che provi, nel possibile ed in modo graduale, a portare il bambino ad un modo di alimentazione simile agli altri, distribuendo tale piano nei due-tre anni in cui il bambino sarà in carico all’asilo nido. Il piano dovrebbe basarsi sulle preferenze del bambino (gusto, consistenza, ecc.) e via via estendersi ad altri alimenti e modi di alimentarsi.
È importante che tale piano sia sviluppato in modo condiviso con i genitori ed indichi anche come loro possano comportarsi a casa. A tal proposito le educatrici devono essere conscie delle possibili resistenze, ansie, aspettative e bisogni di iperprotezione dei genitori di questi bambini.

3. Dieta familiare non bilanciata

3. Dieta familiare non bilanciata

Molti bambini, dopo lo svezzamento, consumano tranquillamente i cibi cui sono stati abituati in famiglia e per cui sviluppano una sorta di appetenza, rifiutando nel contempo cibi che differiscono dalla dieta familiare. In alcune famiglie tale dieta è non bilanciata oppure basata su consumi di prodotti commerciali non presenti negli asili nido (spesso in tali casi si osserva che i bambini presentano problemi di sovrappeso).
Per le educatrici, due delle caratteristiche più importanti di questi bambini sono:

  • In asilo nido mangiano pochi tipi di alimenti (ad esempio solo carboidrati, bevono solo cose “dolci” come succhi di frutta, ecc.)
  • Mangiano molto dopo l’asilo nido (la sera o addirittura appena usciti dal nido) e rifiutano buona parte di quanto proposto nel servizio

Gli asili nido in Italia hanno obblighi sul tipo di alimentazione da presentare ai bambini. Di conseguenza le educatrici devono proporre una dieta sana ed equilibrata.

Il modo migliore per risolvere i problemi di questo tipo consiste nel coinvolgere la famiglia e sviluppare un piano di alimentazione personalizzato da seguire anche a casa. I punti su cui il piano verterà sono la riduzione del consumo di calorie da alimenti non sani a casa e la creazione di un percorso di “rieducazione” alimentare all’asilo nido per portare la sua dieta il più possibile vicina a quella prevista dal servizio o comunque una più sana e equilibrata.
È importante evitare di forzare su cibi e quantità, al fine di evitare l’innesco di rabbia nei bambini e la possibile costituzione di prove di forza.

4. Prova di forza

4. Prova di forza

Quando i bambini arrivano negli asili nido con una storia di prove di forza con i genitori basate sul rifiuto del cibo, si possono comportare in maniera problematica durante i pasti con le educatrici (ad esempio mangiando poco o limitandosi solo ad alcuni cibi). A volte, inoltre, queste prove di forza possono iniziare proprio negli asili nido. Oltre a ripercussioni educative sul bambino in questione, tali prove di forza provocano disagio negli altri bambini, sono causa di stress nelle educatrici e possono allungare a dismisura i tempi del servizio.
In tali casi, le educatrici devono evitare di innescarle o rinforzarle (ad esempio: evitare forme ricattatorie o pseudo-compensatorie come “se mangi tutto ti faccio giocare con...”).
La nostra esperienza conferma che è sufficiente evitare un “no” o una contrapposizione, dando un po’ di tempo al bambino (ad esempio per sperimentare qualcosa) e manifestandogli affetto e attenzione (ad esempio evitare colpevolizzazioni verbali o non, continuare a interagire con lui).

Alcuni bambini, solitamente sopra i 30 mesi, esasperano la prova di forza con l’alzarsi da tavola.  In tal caso, l’educatrice può sfruttare le prime regole che il bambino sta interiorizzando:

  1. Prendere il piatto al bambino che lascia il tavolo col cibo, dicendogli che se lascia il tavolo significa che ha finito di mangiare. Il bambino dovrebbe andare in uno spazio diverso da quello dedicato al pranzo, ma non in un’altra stanza (perché è il “momento” del pranzo); deve essere in vista di almeno un’educatrice.
  2. Dopo questo primo avviso, si può far sedere nuovamente il bambino quando, dopo qualche minuto, avrà fame.
  3. Da questo momento in poi, si deve rinforzare questa regola individualizzata verbalizzando ogni giorno che alzarsi significa aver finito di mangiare e non permettendo più al bambino di ritornare a mangiare dopo che ha deciso di allontanarsi.

La gestione di questi problemi necessita di un’azione educativa congiunta sia con un altro adulto (che deve seguire il bambino che si alza), sia con la famiglia (che deve essere informata dell’azione che sarà intrapresa dalle educatrici ed esprimere il suo consenso in maniera esplicita). È pertanto consigliabile che questa prova di forza sia affrontata in una riunione del gruppo di lavoro, in maniera da definire come comportarsi. Nota: questo argomento è meglio sia affrontato preventivamente, ad esempio preparando un piccolo protocollo di azioni che potranno essere attivate in caso di necessità.
È importante in questi casi ricordarsi che dai 30 mesi circa il bambino inizia a sviluppare la memoria autobiografica, e quindi ha senso la proposta di una regola nel modo descritto sopra (vedi anche Attività e sviluppo a 30-36 mesi)

Per bambini sotto i 30 mesi, si deve evitare la contrapposizione, deviandone l’attenzione in maniera tale da rinforzare l’autonomia (ad esempio: scelte tra due cose o azioni).

È inoltre importante che l’educatrice si ricordi sempre di essere osservata da tutti gli altri bambini presenti, è quindi deve essere un modello coerente di comportamento anche in questi casi.

5. Resistenza all’ambiente

5. Resistenza al nuovo ambiente (in fase iniziale d’inserimento o in caso di inserimento problematico)

Quando i bambini non sono ancora ambientati all’asilo nido e necessitano di ulteriore tempo per consolidare i legami con nuove figure, è probabile che durante il pasto manifestino una resistenza all’ambiente complessivo del nido, rifiutando il cibo. Spesso tali bambini non vogliono neppure sedersi a tavola, cercando una vicinanza fisica con l’educatrice di riferimento, ma osservando tuttavia gli altri bambini mangiare e interagire. In questi casi l’oppositività dei bambini è una reazione di adattamento all’ambiente del nido.

È importante in questi casi che l’educatrice di asilo nido:

  • Raccolga informazioni e contenga le ansie della famiglia (nel caso che tali bambini, durante il periodo di ambientamento, mangino di meno anche a casa)
  • Non forzi il bambino
  • Non si sostituisca a lui nell’atto del mangiare (per bambini autonomi);
  • Dedichi al bambino un’attenzione privilegiata (stiamo parlando di bambini il cui ambientamento non è ancora concluso con successo), e valorizzi l’aspetto relazionale del pranzo, anche se non mangia
  • Mantenga un buon clima emotivo nel gruppo dei bambini durante la routine del pasto
  • Inviti i genitori a non alimentare il bambino, appena tornati a casa o all’uscita dall’asilo nido. Questo non vuol dire fare digiunare il bambino e non sfamarlo dopo una giornata trascorsa all’asilo nido, ma significa non presentare la “merenda dell’uscita” come compensazione di quanto offerto dalle educatrici, con tutte le implicazioni emotive che ciò comporta.

Questo non vuol dire fare digiunare il bambino e non sfamarlo dopo una giornata trascorsa all’asilo nido, ma significa non presentare la “merenda dell’uscita” come compensazione di quanto offerto dalle educatrici, con tutte le implicazioni emotive che ciò comporta.
Inoltre è importante che la famiglia continui a collaborare con le educatrici per il buon ambientamento del bambino.

Nel caso la resistenza del bambino perduri anche dopo il periodo dell’inserimento, per diversi mesi, è necessario un incontro con la famiglia. Tale colloquio ha sia l’obiettivo di identificare ed analizzare meglio il problema del bambino, sia concordare una linea educativa comune da adottare (in particolare nel caso il bambino manifesti lo stesso comportamento anche a casa).

Quando il bambino frequenta l’asilo nido per mezza giornata, la resistenza al cibo in asilo nido può assumere forme diverse. Ad esempio, il bambino mangerà in parte all’asilo nido (spesso solo un tipo di pasto: ad esempio pasta di un certo tipo, una sola qualità di merenda). Ciò perché al ritorno a casa i genitori gli prepareranno il pranzo.

Dalle nostre esperienze, resistenze al cibo in fase di ambientamento sono solitamente associate a resistenze durante la routine del sonno e del cambio.

6. Bias delle educatrici

6. Bias delle educatrici

Le educatrici di asilo nido che hanno a che fare con bambini che mangiano in modo problematico possono trovare difficile valutare tale comportamento senza sentirsene incosciamente responsabili e senza paragonarli ad altri bambini. Inoltre, su tale valutazione possono influire anche l’atteggiamento individuale verso il cibo e le esperienze personali.

Questo sentirsi responsabili è direttamente collegato alle aspettative che i genitori (in particolare le madri) manifestano riguardo al pasto del bambino in asilo nido. Per alcuni genitori la manifestazione di eventuali problemi nel pasto è, incosciamente o non, collegata alla “bravura” delle educatrici o dall’asilo nido in generale. Per altri genitori, invece, il mangiare in modo problematico da parte del bambino è visto in relazione al benessere generale del bambino in asilo nido. Le aspettative che le famiglie riversano sul mangiare, o non, dei bambini in asilo nido possono essere anche influenzate dalla cultura di provenienza.

Nella valutazione del bambino che mangia in modo problematico, le educatrici sono anche influenzate dal paragone (conscio e inconscio) con gli altri bambini del gruppo: questo è un esempio dell’effetto “alone”. Inoltre le educatrici di asilo nido possono fare, incosciamente o non, paragoni tra quanto stanno vivendo in asilo nido e le esperienze fatte con i propri figli. Anche in tal caso la valutazione delle educatrici sarà distorta ed influenzata da elementi soggettivi che non aiuteranno il bambino che mangia in modo problematico.  

Altri fattori che influenzano le educatrici sono l’atteggiamento individuale verso il cibo e le esperienze personali. Educatrici che hanno un rapporto difficile con il cibo (da una semplice avversione verso un certo cibo a veri disturbi del comportamento alimentare) non aiuteranno i bambini che mangiano in modo problematico a superare le loro difficoltà, o saranno comunque condizionate incosciamente dalla loro storia personale. In questi casi è utile il confronto in equipe ed il supporto della coordinatrice psicopedagogica.

7. Resistenza ai cibi proposti per provenienza da culture diverse

7. Resistenza ai cibi proposti per provenienza da culture diverse

In alcuni casi i bambini di famiglie straniere possono seguire diete apparentemente (agli occhi di noi italiane) non bilanciate o “strane”. In realtà le diete delle varie culture sono solitamente ben bilanciate. Tale situazione può comunque divenire un problema per il bambino, in particolare per quello che arriva all’asilo nido dopo lo svezzamento, in quanto può non apprezzare o addirittura rifiutare il cibo propostogli. In tali casi, il bambino non ha in realtà problemi a mangiare.
Tale problema si risolve in maniera condivisa con la famiglia e eventualmente modificando leggermente sia i menù proposti a casa sia quelli del nido. Per quanto riguarda i menù del Servizio, tali modifiche possono essere accomunate alle variazioni per motivi religiosi o culturali.
Dal punto di vista delle educatrici, non vi è differenza nella routine del pranzo se non nel fatto che devono evitare di far sentire diversi, nel piccolo gruppo, i bambini che hanno un cibo diverso davanti a loro.

8. Resistenza alle novità

8. Resistenza alle novità

Un aspetto particolare riguarda i bambini con temperamento caratterizzato da un basso livello di adattabilità (vedi Temperamento al Nido). Questi bambini sono facilmente riconoscibili perché si adattano con difficoltà a tutte le nuove situazioni. In tali casi, non è corretto parlare di bambino che mangia in modo problematico, in quanto è sufficiente lasciare al bambino tempo per avvicinarsi alla novità.
Il valore del gruppo (imitazione e socializzazione) e un atteggiamento tranquillo e paziente dell’educatrice aiuterà il bambino a superare tali momenti. Quando il bambino avrà provato il “nuovo” cibo, tutto procederà come al solito.

Linee guida generali utili con il bambino che mangia in modo problematico

Le seguenti linee guida generali, utili con i bambini che mangiano in modo problematico, derivano dalla nostra esperienza. Esse si fondano sulla considerazione che ogni bambino ha storie e bisogni individuali, che devono essere individuati, raccolti e analizzati sia prima dell’arrivo negli asili nido (fondamentali i colloqui preliminari coi genitori) sia durante la sua permanenza nel servizio.

Alcune linee guida generali per approcci al bambino che mangia in modo problematico:


Clicca per le linee guida per il bambino che mangia in modo problematico:

1. Descrivere in dettaglio i problemi e provare a capirne l’origine

1. Descrivere in dettaglio i problemi e provare a capirne l’origine

Provate a rispondere in forma scritta a queste domande:

  • Quale è stato il primo giorno in cui si è manifestato il problema?
  • Si manifesta tutti i giorni?
  • Si manifestano anche altri problemi?
  • Quali sono i comportamenti mostrati dal bambino? (Vedi anche il punto 2 e il punto 9 successivi).

Raccolti più dati possibili, magari con osservazioni mirate (vedi Osservazione al Nido – Metodi e strumenti) e specifici colloqui con i genitori, si può discuterne tra educatrici di sezione e/o con la coordinatrice psicopedagogica. Uno strumento utile in questa fase di descrizione è il diagramma causa-effetto, descritto in Diagramma di Causa-Effetto al Nido.
Consigliamo di inserire nella descrizione anche quanto raccolto da altre osservazioni sul bambino, come ad esempio quelle relative al temperamento.

2. Lavorare con i genitori, sia nell’analisi sia nella ricerca di soluzioni

2. Lavorare con i genitori sia all’analisi sia alla ricerca di soluzioni

Solitamente un bambino mangia in modo problematico sia in asilo sia a casa. È opportuno quindi analizzare in maniera condivisa con i genitori quanto succede prima e durante il pasto, in maniera da inquadrarne al meglio le possibili cause.

Provate a raccogliere in forma scritta le risposte a queste domande:

  • Si manifesta tutti i giorni?
  • Si manifestano anche altri problemi?
  • Come si comporta chi alimenta il bambino?
  • Come si comporta chi è presente quando il bambino mangia?
  • Quali sono i comportamenti mostrati dal bambino?
  • Come si comporta chi alimenta il bambino, in risposta ai comportamenti del bambino?
  • Come si comporta chi è presente quando il bambino mangia, in risposta ai comportamenti del bambino?

Inoltre, le soluzioni dovrebbero essere adottate congiuntamente e in maniera coerente sia dalle educatrici, sia dai genitori. È fondamentale che i genitori siano intenzionati a seguire ed effettivamente applichino quanto stabilito assieme alle educatrici di asilo nido.

3. Uniformare le routine del pasto tra casa e asilo nido

3. Nel limite del possibile, uniformare le routine del pasto tra casa e asilo nido

Spesso i bambini hanno a casa orari di pasto e di routine differenti rispetto a quelli dell’asilo nido. Tale difformità può influire negativamente sul mangiare, specie in bambini in corso di svezzamento. In questi casi è utlie per le educatrici di asilo nido consigliare alla famiglia di uniformare il pasto del bambino, per quanto concerne gli orari, a quello dell’asilo nido.
Un altro consiglio importante, sempre per i bambini in corso di svezzamento, che le educatrici possono dare alle famiglie riguarda l’introduzione di alimenti nuovi nella dieta del bambino.
Le educatrici, prima di proporre cibi nuovi al bambino, dovrebbero consigliare alla famiglia di introdurre dapprima tali cibi a casa e osservarne la reazione del bambino; successivamente di comunicarlo e proporre i nuovi alimenti anche in asilo nido (utile anche per osservare eventuali reazioni allergiche o intolleranze alimentari che richiedono una variazione nella dieta).

4. Se il bambino guadagna peso in maniera normale, non preoccuparsi delle quantità consumate

4. Se il bambino guadagna peso in maniera normale, non preoccuparsi delle quantità consumate

Nel caso il bambino sembri mangiar poco, deve essere il pediatra ad oggettivare il problema. Può sembrare banale, ma spesso il bambino che mangia poco è tale solo agli occhi di qualche adulto!
Si consideri, ad esempio, che il fabbisogno calorico di un bambino dopo i 12 mesi si riduce quasi della metà rispetto al primo anno di vita (passa a 100 Kcal per kg/giorno), e di conseguenza nel giro di poche settimane lo stesso bambino passa da consumare un piatto intero a poco più di mezzo.
Se il bambino guadagna peso in maniera normale, non è necessario preoccuparsi o attivare azioni specifiche.

Nota. Dal punto di vista educativo, la quantità di cibo nel piatto deve essere adeguata a quanto il bambino è in grado di mangiare solitamente; ciò è fondamentale per le nascenti autostima e autoefficacia.

5. Servire solo cibo nutriente e sano come previsto dal servizio, in modo vario e attraente, in piccole porzioni

5. Servire solo cibo nutriente e sano, in modo vario e attraente, in piccole porzioni

Capitano a volte bambini, in particolare sopra i 24 mesi, che mangiano uno o due alimenti soltanto (ad esempio cibi ad alto tenore di carboidrati come pane, succhi di frutta, bevande zuccherate, ecc.). In tal caso le educatrici devono continuare a servire solo cibo nutriente e sano, in modo vario e attraente, in piccole porzioni, come predisposto dal Servizio di asilo nido e tenendo conto ovviamente degli aspetti culturali della famiglia e dei problemi medico-fisiologici (allergie, ecc.). Infatti, in Italia la dieta dei bambini è solitamente prescritta dalla legge regionale e redatta da un dietologo pediatra. Si tratta quindi, dal punto di vista delle educatrici, di attuare un’educazione alimentare. A tal proposito è importante raccogliere dati sulla dieta seguita dai genitori, osservando se e come stia condizionando il bambino. In tal caso, è necessario parlare con i genitori e provare a far proporre anche a casa una dieta simile a quella del nido.

Il proporre il cibo in piccole porzioni promuove nel bambino la soddisfazione nel conseguire un risultato (il finire la portata) e permette nel contempo di dosare in maniera individualizzata il cibo (con l’eventuale secondo “giro”).

Il cibo dovrebbe essere preparato in maniera attraente per i bambini.
Questo è facilmente attuabile solo in servizi che si avvalgono di una cucina interna. Tale preparazione può apparentemente comportare un aggravio del lavoro, ma in asilo nido non si tratta di elaborare la presentazione del piatto quanto di preparare il cibo in maniera colorata, ad esempio sfruttando i colori delle verdure. È importante ricordare che l’attrazione del cibo non è solo data dai colori, ma anche dai profumi e dalle consistenze.

6. Evitare le prove di forza

6. Evitare le prove di forza

Oltre a ripercussioni educative sul bambino in questione, le prove di forza provocano disagio negli altri bambini presenti, sono causa di stress nelle educatrici e possono allungare a dismisura i tempi del servizio.
In tali casi, le educatrici devono evitare di innescarle o rinforzarle (ad esempio: evitare forme ricattatorie o pseudo-compensatori come “se mangi tutto ti faccio giocare con...”). 

Ad esempio, l'educatrice può fornire una gamma di scelte su argomenti “collaterali” alla pappa per i bambini che dimostrano oppositività: vuoi il cucchiaio verde o quello blu per mangiare?

7. Evitare emozioni negative prima e durante i pasti

7. Evitare emozioni negative prima e durante i pasti

L’educatrice di asilo nido deve agire in maniera tale da evitare emozioni negative prima e durante i pasti. Ciò perché il pranzo è un momento di socializzazione, oltre che di soddisfacimento fisiologico, vedi anche Routine al Nido - Pranzo. È chiaro quindi che l’educatrice deve operare preventivamente al pasto in maniera da far giungere i bambini tranquilli e rilassati. Ad esempio: rituali che rallentano il ritmo (canzoni, verbalizzazioni legate alla preparazione, lavaggio delle mani, ecc.; eliminare eventuali tensioni emotive come bambini arrabbiati, conflitti in corso, ecc.). Il cambio di ritmo è una cosa semplice ma efficace.

Durante la routine:

  • Evitare che bambini appena coinvolti in un litigio si siedano a fianco
  • Promuovere e incoraggiare conversazioni tranquille tra i bambini come parte integrante del pasto
  • Proporsi come modello emotivo positivo, in particolare evitando: a) toni di voce impositivi, colpevolizzanti, preoccupati; b) comparazioni tra bambini (“A. mangia tutto e tu no...”); c) evitare di intromettere i genitori; ecc.)
  • Contenere affettivamente i bambini che sono apparsi o appaiono in difficoltà

L’educatrice deve sempre bilanciare la gestione del gruppo con le individualizzazioni necessarie anche durante il pranzo

8. Provare a modificare l’ambiente in cui il bambino mangia

8. Provare a modificare l’ambiente in cui il bambino mangia

Un consiglio empirico, ma che abbiamo osservato essere utile con alcuni bambini, consiste nel modificare l’ambiente in cui il bambino mangia. Ad esempio:

  • Inserirlo in un altro gruppo o cambiarlo di posto (lasciando decidere al bambino se sopra i 18 mesi)
  • Affiancarlo ad un’altra educatrice
  • Modificare l’aspetto della tavola o del cibo
  • Modificare le regole educative, ad esempio permettendogli di tenere a tavola il proprio oggetto transizionale, o di usare maggiormente le mani con cibo destinato a tale scopo (due piatti!)

Due modifiche non ambientali, ma utili per il bambino che mangia in modo problematico sono:

  • Provare a coinvolgerlo maggiormente nella routine
  • Aumentare le interazioni educatrice-bambino

Importante. Mai e poi mai isolare il bambino o tentare di risolvere il problema in maniera isolata rispetto al gruppo. Il pranzo non è un mero soddisfacimento di un bisogno fisiologico, ma una routine socio-emotiva basata sulle interazioni con i pari e l’educatrice!

9. Utilizzare un protocollo di comunicazione scritto e standard

9. Utilizzare un protocollo di comunicazione scritto e standard

Nel caso di un bambino che mangia in modo problematico, l’educatrice deve tenere traccia di tutto ciò che accade prima e durante il pasto e condividerlo con le colleghe. Ciò è importante soprattutto per quei bambini che restano negli asili nido per molte ore (passando quindi da un’educatrice alla collega che le succede dopo il turno). Per la comunicazione del problema tra i vari soggetti coinvolti è conveniente che si usi un protocollo comune.

Ad esempio, si possono creare ed usare dei moduli standard che ogni educatrice riempie dopo i pasti, un modulo che i genitori lasciano alle educatrici se hanno rilevato problemi il giorno prima o alla sveglia. Questi moduli, anche se molto semplici, possono essere raccolti nel quaderno individuale del bambino o in altra documentazione (vedi ad esempio Osservazione al Nido – Metodi e strumenti) del bambino e possono essere utili per eventuali analisi di problemi anche futuri.
Un tale protocollo è utile anche per le comunicazioni con ausiliarie e genitori.

10. Prevedere un semplice protocollo di verbalizzazioni da usare durante la routine del pasto

10. Prevedere un semplice protocollo di verbalizzazioni da usare durante la routine del pasto.

Un protocollo di verbalizzazioni da usare durante la routine del pranzo risulta particolarmente utile in presenza di educatrici supplenti. Tale protocollo non è da intendersi come un insieme di prescrizioni da adottare in modo rigido, ma come una serie di indicazioni scritte che le educatrici di asilo nido possono seguire per personalizzare le proprie verbalizzazioni durante la routine del pasto.
Alcuni esempi da inserire in tale protocollo sono:

  • Incoraggiare e rinforzare esplicitamente quanto il bambino fa, anche se mangia pochissimo e lentamente
  • Incoraggiare e rinforzare esplicitamente gli sforzi comunicativi del bambino
  • Evitare toni di voce impositivi, colpevolizzanti, preoccupati
  • Evitare comparazioni tra bambini
  • Evitare di intromettere i genitori
  • Evitare di ridurre la valenza ludica del pranzo. Non usare quindi frasi come: “Ora è il momento della pappa,  non si gioca...”
  • Evitare di ridurre la valenza comunicativa e interattiva del pranzo. Non usare quindi frasi come: “Ora è il momento di mangiare, non di chiacchierare e scherzare...”
  • Evitare assolutamente minacce quali “Se non mangi non ti siedi più vicino a C.!”
  • Il linguaggio non verbale deve essere coerente con quello verbale.

È possibile inoltre creare delle aggiunte personalizzate al protocollo, anno per anno, del tipo:

  • Il bambino A. preferisce essere incoraggiato a mangiare il ...
  • Il bambino B. preferisce fare da solo e non vuole che gli si chieda di fare...
  • Il bambino C. preferisce esplorare a lungo con le mani, deve essere incoraggiato a farlo a lungo prima di iniziare a mangiare

Articoli collegati - Bambino che mangia in modo problematico

Per un'analisi delle caratteristiche della routine del pranzo, vedi Routine al Nido - Pranzo e per le fasce di età: Routine al Nido - Pranzo di lattanti e semidivezzi e Routine al Nido - Pranzo dei divezzi.
Per alcune idee sugli strumenti da usare per l'osservazione, vedi Osservazione al Nido – Metodi e strumenti.
Per un approfondimento sullo strumento di analisi dei pronlemi qui indicato, vedi Diagramma di Causa-Effetto al Nido.
Per alcune riflessioni sull'individualizzazione di azioni educative in asilo nido, vedi Individualizzazione di azioni educative al Nido - Buone pratiche.
Per alcuni consigli sulla comunicaizone con le famiglie, vedi Comunicazione famiglie - educatrici.
Lo sviluppo dei bambini nella fascia d'età qui considerata è in Attività e sviluppo a 30-36 mesi.
Per una definizione e alcune riflessioni sull'importanza del temperamento del bambino per l'educatrice di asilo, vedi Temperamento al Nido.

Conclusioni - Bambino che mangia in modo problematico

In questo articolo abbiamo proposto alle educatrici alcune riflessioni su un fenomeno comune negli asili nido: il bambino che mangia in modo problematico. Abbiamo in particolare analizzato alcune situazioni comuni, quali: 1. Diminuzione normale dell’appetito; 2. Problemi alla nascita; 3. Dieta familiare non bilanciata; 4. Prova di forza; 5. Resistenza all’ambiente in fase iniziale d’inserimento o in caso di inserimento problematico; 6. Bias delle educatrici; 7. Resistenza ai cibi proposti per provenienza da culture diverse; 8. Resistenza alle novità.
Abbiamo proposto poi alcune linee guida generali per approcci al bambino che mangia in modo problematico, scaturite dalla nostra esperienza, come: 1. Descrivere in dettaglio i problemi e provare a capirne l’origine; 2. Lavorare con i genitori, sia nell’analisi sia nella ricerca di soluzioni; 3. Nel limite del possibile, uniformare le routine del pasto tra casa e asilo nido; 4. Se il bambino guadagna peso in maniera normale, non preoccuparsi delle quantità consumate; 5. Servire solo cibo nutriente e sano come previsto dal servizio, in modo vario e attraente, in piccole porzioni; 6. Evitare le prove di forza; 7. Evitare emozioni negative prima e durante i pasti; 8. Provare a modificare l’ambiente in cui il bambino mangia; 9 .Utilizzare un protocollo di comunicazione scritto e standard per essere usato coerentemente dalle varie educatrici che si succedono (utile anche per le comunicazioni con ausiliarie e genitori); 10. Prevedere un semplice protocollo di verbalizzazioni da usare, da parte delle educatrici di asilo nido, durante la routine del pasto con i bambini e in particolare con quello che mangia in modo problematico.


Progetto Asilo Nido & Social